A Napoli la Galleria Lia Rumma ha inaugurato Ghost Chance, la nuova personale di #GaryHill. In mostra l’artista statunitense presenta sei opere in dialogo tra loro. Tre nuovi lavori, Ghost Chance (2019), Locked Grooves (2009-19) e Place Holder (2019) sono intervallati da Is a Bell Ringing in the Empty Sky e Loop Through, entrambi del 2005, e dalla serie SELF () (2016). Noto per la ricerca sul linguaggio e i media elettronici, per la mostra di Napoli Hill, diversamente, lascia spazio a tracce linguistiche soltanto nei titoli. Anche l’estetica è contenuta, poiché l’artista abbraccia una modalità decisamente più concettuale.
Gary Hill ha studiato all’Arts Students League di Woodstock, New York, e lavorato e insegnato in diverse città dello Stato di New York. Vive e lavora attualmente a Seattle, nello Stato di Washington. Ha ricevuto il Leone D’Oro per la scultura alla Biennale di Venezia nel 1995.
Tra i pionieri della videoarte e delle installazioni elettroniche, Gary Hill ha esposto i suoi lavori in tutto il mondo (Artfacts 2007). La sua opera si caratterizza per l’inserimento di testo nella videoarte, evidente in lavori come Incidence of Catastrophe del 1987-88. È rappresentato dalla Donald Young Gallery di Chicago. Un’antologia sui suoi lavori, a cura di Robert C. Morgan, è stata pubblicata dalla Johns Hopkins University Press nel 1999.
Gary Hill ha cominciato a lavorare con video, testo e suono nel 1973. È stato influenzato dall’arte concettuale che ha dominato gli anni settanta. La lettura degli scritti di Maurice Blanchot gli ha consentito di confrontarsi con l’idea di come il linguaggio interferisce con la realtà, con l’esperienza fenomenologica. La sperimentazione poetico-visiva delle connessioni e relazioni tra linguaggio, immagine, identità e corpo, si arricchisce di questo background di letture.
